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Articolo pubblicato su MT del mese di novembre 2011
Summit Cece 2011
La sfida “verde†e le soluzioni dell’industria
di Lorenzo Mollica
Ingombranti, inquinanti e rumorose. Così sembrano essere percepite dall’opinione pubblica le macchine per costruzioni. Per smentire questo pregiudizio, l’associazione europea dei produttori del settore ha organizzato, lo scorso ottobre, un summit al quale hanno preso parte 270 partecipanti tra imprenditori, manager, funzionari e parlamentari europei
L’Unione europea ha posto come obiettivo per gli stati membri la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra entro il 2020. Per questo motivo le autorità europee applicano l’introduzione progressiva di nuove fasi che impongono ai produttori di macchine l’utilizzo di motori con emissioni di particolato sempre inferiori.
Ciò potrebbe sembrare un approccio corretto, senonchè - con l’incorporazione dei nuovi motori della fase IIIb, avendo già ridotto, rispetto alla fase I entrata in vigore nel 1996, del 90% le emissioni di particolato e del 50% quelle di ossido di azoto - gli incrementi perseguibili con queste modalità sono per lo più marginali.
Non a caso Giampiero Biglia (CNH CE), vicepresidente di Unacea e membro dello Steering Group del Cece, ha dichiarato: “Realizzare macchine di ultima generazione ha reso necessarie enormi spese in ricerca e sviluppo che non vengono compensate da politiche cicliche di svecchiamento del parcoâ€. Insomma, il paradosso è che si cerca mediante regolazione di ridurre quantità già molto ridotte, mentre non ci si cura del vasto parco macchine obsoleto, né della totalità dei fattori che generano emissioni gassose durante l’utilizzo della macchina stessa.
Ed è proprio sul concetto di “totalità dei fattori†che si focalizza l’approccio, definito “olisticoâ€, proposto dai produttori europei.
Tale impostazione valorizza la volontarietà dell’introduzione delle migliorie a beneficio dell’ambiente su ogni aspetto del lavoro, in quanto il consumo di carburante è per l’utilizzatore un costo e una riduzione dell’efficienza complessiva. Questa, tecnicamente, può essere declinata come efficienza della macchina, del processo, delle operazioni o della scelta di fonti alternative di energia.
Secondo quanto presentato nel corso del Summit e riassunto in una pubblicazione disponibile anche on line, in primo luogo l’efficienza di una macchina può essere aumentata, ad esempio nel caso dei rulli: modificando l’impatto che questi producono sul terreno a seconda della forza necessaria da applicare sulla superficie di lavoro; disconnettendo le funzioni idrauliche; montando sulle macchine di grandi dimensioni sistemi elettrici di guida; evitando di frenare con i convertitori di coppia. Secondo le analisi presentate dal Cece, tutti questi sistemi potrebbero singolarmente ridurre il consumo di combustibile di un valore compreso tra 5% e il 25%. In secondo luogo, si può guadagnare in efficienza agendo sull’intero processo lavorativo. Un esempio in questa direzione è il riciclo dell’asfalto per la manutenzione delle strade. Si pensi che un solo chilometro di manto stradale largo 8 m e profondo 24 cm riciclato sul posto genera materiale per 2.000 m3 di granulato, con un risparmio di circa 350 viaggi di camion.
Altre importanti economie possono esser realizzate mediante sistemi automatici di controllo e di guida per migliorare le operazioni di livellamento nella costruzione di nuove strade, o ancora utilizzando le tecnologie GPS per l’individuazione, il coordinamento e l’ottimizzazione del movimento delle flotte. Queste azioni possono generare risparmi tra il 15% e il 68% del carburante.
In terzo luogo, per quanto riguarda l’efficienza delle operazioni svolge un ruolo decisivo la formazione dell’operatore: egli, conoscendo adeguatamente la macchina – grazie anche al supporto di corsi realizzati dai produttori stessi – è capace di metterla al lavoro con grandi guadagni di efficienza. La formazione professionale è inoltre alla base di una selezione accurata del tipo di mezzo da utilizzare per ogni specifico lavoro. In tal modo si possono ottenere risparmi di carburante dell’ordine del 5%-30%.
Infine, anche le stesse fonti di energia possono essere utili a ridurre l’impatto ambientale delle macchine per costruzioni. Ad esempio mediante l’utilizzo di biocombustibile, di sistemi ibridi e di riutilizzo e conservazione dell’energia. In questi casi le economie possono oscillare tra il 10% e il 57%.
In base a quest’approccio olistico, Günter Hähn - amministratore delegato di Wirtgen GmbH, incaricato di riassumere la posizione dei produttori di macchine per costruzioni al Summit - ha concluso affermando che il potenziale di riduzione delle emmissioni di CO2 ottenibile con l’approccio olistico supererebbe l’obiettivo del 20% per il 2020. E ciò senza mettere in pericolo la sopravvivenza dell’industria, costretta come oggi a inseguire nuove fasi che non sempre corrispondono a reali miglioramenti per l’ambiente.
Il risultato di questo nuovo protagonismo dei produttori europei di macchine per le costruzioni e la loro volontà di dialogare con maggior intensità con i propri stakeholder per argomentare la preferibilità dell’approccio olistico alla tutela dell’ambiente sembra aver successo.
“I rappresentanti delle istituzioni europee – ha dichiarato Johann Sailer, vicepresidente del Cece al termine dei lavori – hanno dimostrato di voler supportare la nostra industria e di riconoscere gli sforzi fatti per una maggior tutela dell’ambienteâ€.
Il futuro delle macchine per costruzioni
È verde anche il futuro delle macchine per costruzioni. Questo è quanto è emerso dall’intervento tenuto da Roberto Paoluzzi, direttore di Imamoter-CNR, al summit del Cece.
Il mondo della ricerca applicato alle macchine per costruzioni, infatti, sarebbe già in grado di realizzare cantieri a impatto zero con: macchine elettriche munite di batterie ricambiabili; sistemi di controllo remoto con riproduzione totale, ma ergonomicamente controllati, dei feedback della macchina (vibrazioni, movimenti, eccetera); sistemi di gestione coordinata di flotte cooperanti; macchine trainer capaci di insegnare all’operatore il corretto uso delle varie funzioni del mezzo con benefici sia sul versante della sicurezza che del risparmio energetico.
Questi sistemi di apprendimento prevedono un funzionamento iniziale della macchina limitato e controllato, fino ad arrivare alle massime prestazioni quando l’operatore dimostra di aver completato la propria formazione.
Grandi opportunità d’innovazione provengono anche dai nanomateriali, per il versante dei lubrificanti e dell’oleodinamica, dai materiali autoriparanti e da quelli rinforzati con fibre a matrice polimerica, che permetterebbero di realizzare nuove generazioni di componenti leggere e resistenti al tempo stesso. Infine, considerando che ulteriori miglioramenti dei motori endotermici tradizionali non sono la via migliore per l’ambiente, la chiave di volta del futuro - risolto il problema della disponibilità d’idrogeno - saranno i motori a celle combustibili o, comunque, una elettrificazione spinta dei motori primi.
Insomma, molte mappe per le vie del futuro sono già disponibili. Se questi percorsi fossero praticati permetterebbero di creare nuovo sviluppo, capacità competitiva e miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Per fare ciò bisogna però credere e investire nella ricerca e quando ciò non è facile a livello di singola azienda dovrebbe intervenire il pubblico nell’interesse della collettività . Ma ciò sembra non essere capito, specialmente nel nostro paese, malgrado le molte eccellenze e capacità che rischiano di andar disperse.



